Aspettando-GodotAspettando Godot è l’opera che ha ispirato Aronadio nella realizzazione del suo film “Due Vite per Caso“, tant’è che il film si sarebbe dovuto chiamare “Aspettando Godard”, che è anche il nome del locale dove Matteo e Sandro, protagonisti della pellicola, si riuniscono.

Aspettando Godot è l’opera teatrale più famosa di Samuel Beckett. Rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1953 presso il piccolo Theatre de Babylone, da allora è diventato una pietra miliare del teatro del XX secolo, tant’è che alcuni la posizionano nell’ipotetico genere teatrale “dell’assurdo”, anche se in realtà non esiste alcun movimento teatrale così chiamato.

La trama ruota intorno a due uomini apparentemente senza casa in attesa di qualcuno o qualcosa chiamato Godot. Vladimir (nella commedia è chiamato anche Didi) e Estragon (nella commedia è anche Gogoaspettano vicino ad un albero, su un tratto di strada sterile. L’unico avvenimento che regola la concezione del tempo, che sembra non passare mai, è il cadere delle foglie.

Godot, manco a dirlo, non appare in scena, non arriva. L’unica cosa che fa è mandare un ragazzo da Vladimir e da Estragon a dir loro che “Godot non verrà oggi, ma domani“.

Ai due protagonisti si aggiungono anche Pozzo e Lucky. Il primo è il proprietario della terra dove Didi e Gogo stanno ad aspettare questo Godot, mentre Lucky è il suo servo, il suo schiavo, addirittura tenuto al guinzaglio dal suo padrone. Quando Pozzo e Lucky vanno via, i due amici si dicono “Possiamo andare?” e si rispondono “Si, andiamo”, mentre l’indicazione di scena dice che non si muovono, ad aspettare ancora Godot.

Il secondo atto rappresenta un altro giorno in cui Vladimir e Estragon aspettano Godot. Pozzo e Lucky tornano in scena, ma ora il primo è cieco e il secondo è muto, e la corda che li unisce è più corta. Il ragazzo inviato da Godot fa capolino e dice che “Godot non verrà oggi, ma domani“.

Il risultato dell’opera è un gioco di parole, paesaggi onirici, e un che di nonsense, interpretato come una sommatoria del tutto alla ricerca inesauribile di un significato per l’umanità.

I critici hanno interpretato anche la parola “Godot“, che è la risultante di “Go” e “Dot”, rispettivamente “vai” e “punto” in inglese. Beckett ha detto che egli voleva rappresentare la perenne frustrazione dell’uomo alla ricerca di una qualche motivazione per muoversi.