2-vite-per-caso-introUn film che lascia il segno, dal significato profondo e che mette in evidenza lo stato dei giovani italiani, in attesa di qualche cosa che sembra non voler mai arrivare. Matteo (Lorenzo Balducci) e Sandro (Riccardo Cicogna) sono i protagonisti di questa pellicola del 2010 diretta da Alessandro Aronadio ed uscita in Italia il 7 maggio.

Degli attori assolutamente fantastici rendono la pellicola piacevole da vedere e una storia che sarebbe potuta essere alquanto intricata da raccontare e da mettere su pellicola viene resa magistralmente dalla bravura del regista e degli attori. In più, la scelta di un film “bivio” è stata decisamente azzeccata e rende ancora meglio l’idea finale.

Da Balducci e Cicogna, il cast passa anche attraverso la partecipazione di Rocco Papaleo nei panni di Bertano, Isabella Ragonese in quelli di Sonia, Sarah Felberbaum che interpreta Letizia e Monica Scattini che è Ilaria, la mamma di Matteo.

Il giovane italiano, dicevamo, il cui turno sembra non voler arrivare mai. Aronadio è riuscito a mettere bene in evidenza questa situazione e Matteo la incarna alla perfezione. Il classico “bravo ragazzo”, lavoratore per poco più di 600 euro al mese (“di più non ce n’è“, gli dice il suo capo quando trova il coraggio di chiedere un aumento) ma perennemente deluso dalla sua vita e da come la sta vivendo. “Tu tiri a campare“, gli dice il padre in una delle due versioni della storia, “io me ne sono andato da questo paese proprio per non essere uno di quelli che alla domanda ‘Come va?’ Risponde ‘Tiro a campare’“.

Sono parole che lasciano il segno in un figlio provato dalla sua situazione, dalla quale cerca di fuggire in tutti i modi: diventando un manifestante contro il razzismo in una versione della storia, un Carabiniere nell’altra.

In due Matteo si trovano sempre in quella piazza di Roma, da una parte o dall’altra della barricata, a simboleggiare che quale sia la scelta che si fa, alla fine, per il giovane c’è poco da fare.

Un attacco alla situazione attuale che non sembra cambiare mai, che dice ai giovani “aspetta e spera”, ma i giovani si sono stancati di aspettare e di sperare.